Archivio per 29 agosto 2011

Da Sardegna Quotidiano di oggi

L’estate 2011 della Lega verrà ricordata come la stagione del declino. Il Partito di Umberto Bossi, che nell’ultimo ventennio ha rivoluzionato la politica e la società italiana, e che ha conosciuto nel corso di questo periodo fasi di crisi e momenti di tumultuosa crescita, sembra aver imboccato, non senza tristezza, la strada del tramonto. Non si può del resto non riconoscere a Bossi una straordinaria capacità politica e umana, nel “sentire” la società delle aree più ricche del Paese. Non c’è Roberto Maroni, non c’è Roberto Calderoli che abbiano potuto sostituire il leader carismatico della Lega nella sua funzione di “profeta” del credo leghista. E di un vero e proprio “credo” si è trattato, una forma di religione politica e civile, con tanto di mitologia, di simboli sacri e di riti collettivi.

La condizione fisica e personale di Bossi è così diventata una metafora della condizione della Lega. E se poteva sembrare, quando il capo leghista fu colpito da un grave malore, che la Lega fosse destinata ad una rapida e irreversibile crisi, la capacità di Bossi, della sua famiglia e del suo partito di trasformare anche una minorità fisica in un’opportunità politica è stata uno dei fenomeni politici più sorprendenti di questi anni.

Oggi tutto questo non funziona più. Forse perché Bossi ha perso di lucidità, o forse perché un ventennio -anzi, venticinque anni- è un tempo lunghissimo di sopravvivenza politica per una leadership, o forse perché la crisi è troppo strutturale e troppo forte, la Lega non morde più. La Lega appare come un partito romano, capace solo di abbaiare, e nell’ultimo tempo di miagolare. Ma dietro alle vicissitudini personali di Bossi, e alle diatribe interne alla Lega, c’è una crisi più profonda, di un blocco sociale che la Lega, nelle sue alleanze con Silvio Berlusconi, ha rappresentato negli anni in cui è avvenuta la scomparsa della lira e l’integrazione dell’Italia nell’area dell’Euro. Il ceto medio imprenditoriale e professionista , e quello operaio e laborioso del nord per anni, sotto l’ombrello della Lega, hanno cercato la protezione dagli effetti più sconvolgenti dei processi di globalizzazione e di internazionalizzazione. La frontiera interna della lotta contro l’immigrazione e il multiculturalismo è stata istituita a questo scopo. E in molte circostanze è diventata un vero e proprio muro. (continua…)

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