Archivio per 10 giugno 2011

Per il Pd, senza dubbio, si apre una fase nuova. Ciň che č davvero si č esaurito, col voto delle amministrative, č il progetto originario del Partito Democratico. Aveva suscitato interesse e passione – al punto che nelle riunioni di partito, gli iscritti, per lo piů giovani, al Pd senza una storia comunista, democristiana, socialista o simile alle spalle, si autodefinivano “nativi”-, aveva drenato e svuotato voti a sinistra, fino a quel 33% del 2008 (con l’eccezione di Di Pietro, cui Veltroni aveva concesso l’alleanza), aveva creato l’illusione che un modello bipartitico americano fosse alle porte anche in Italia. Il particolare che Veltroni e i suoi non avevano valutato nella sua portata era il sistema elettorale, che non premia il partito che ha la maggioranza relativa (che poi neppure il Pd ha avuto, perché nel frattempo č nato il Pdl), ma la coalizione di forze, comunque aggregata, che prevale.

Al fondo della scommessa di Veltroni – su questo punto senza sostanziali differenze con D’Alema, all’epoca con lo stesso Bersani e con Fassino, per non parlare di Marini e di Fioroni- c’era la convinzione che l’ex-sinistra, divenuta centro, o centro che guarda a sinistra, dovesse tagliare i ponti con la storia, le idee, i valori della sinistra storica della Repubblica, e troncare ogni rapporto con la sinistra “radicale”, considerata la responsabile unica della crisi del Governo Prodi. L’ideologia liberale -depurata dalle sue estremizzazioni liberiste- era l’approdo di quel progetto. (continua…)

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