Archivio per 17 maggio 2011

Da Lettera43 di oggi

Il terremoto elettorale di domenica e lunedi è, per intensità e segno politico inequivocabile, fortissimo. E, come qualche giorno fa avevamo previsto, Milano e Napoli la fanno da padrona. Berlusconi, con un flop di preferenze che ne segna un declino personale forse irreversibile, e Bossi sono i grandi sconfitti: vedremo con quali conseguenze sulla maggioranza di governo e sul quadro politico. Un ciclo di espansione illimitata al nord, che negli ultimi anni cominciava a dilagare al centro, sembra essersi interrotto. L’epicentro è Milano, capitale economica del Paese, città moderata certo, ma capitale nazionale del socialismo riformista e dell’antifascismo, grandi memorie ambrosiane che Giuliano Pisapia ha risvegliato. Ma anche Napoli, che un anno fa ha regalato al centrodestra una vittoria schiacciante alla Regione, vede Lettieri inchiodato al 38,5%, insidiato da vicino da chi non ti aspetti, Luigi De Magistris. Certo: guai a pensare a un centrodestra in rotta. In tutto il nord, con oscillazioni, conferma un grande radicamento ed è presto per cantare vittoria.

Ma la vera novità è a sinistra. Non vince né il Pd, tout court -che ha splendidi risultati a Milano e a Torino-, né si afferma Sel, i cui candidati a sindaco vanno benissimo, ma le cui liste hanno risultati assai modesti, o Idv, premiata da De Magistris, ma con risultati alterni in tutto il Paese. Il terzo polo non sfonda, al punto di rendere neppure così rilevante un’alleanza sistematica con le altre opposizioni.

Vince invece una sinistra che non c’è. Le sue persone sono le meno “berlusconiane£ -come modello ultrapersonalistico e carismatico, sia detto senza offesa, come fu invece per Veltroni e per Vendola-: rappresentano un noi, più che un io, una politica gentile, non urlata, sobria. Fassino e Pisapia, con storie politiche differenti, trasmettono corde umane simili. Così come Merola, sindaco di Bologna. Quando il Pd si affida e appoggia persone di questo tipo, ottiene un risultato brillante. I milanesi, con sagacia, hanno risposto alla campagna della destra sull’estremismo presunto di Pisapia, accompagnando il suo successo non a quello di Sel o di Rifondazione, ma a quello del Pd.

Il caso di Napoli è a parte. Qui il Pd ha fatto un errore strategico a non approfittare del fallimento delle primarie per schierarsi a favore della possibile ‘alternativa a sé stesso, al bassolinismo, rappresentata da De Magistris. Lo deve fare ora, pagando un prezzo assai più elevato. Ma la destra può clamorosamente perdere la città partenopea. (continua…)

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