Archivio per 23 luglio 2009

Da Epolis di oggi

Viene da pensare: Di Pietro e la marcia dei quaranta hanno sbagliato destinazione. Logica vorrebbe, in qualsiasi democrazia, che una forza d’opposizione protestasse contro il Governo, le sue leggi, le sue norme. No: nell’ossessione demolitoria contro gli eredi della sinistra storica ľ curiosamente non molto dissimile dall’ossessione del cavalier Berlusconi ľ Antonio Di Pietro, guidato dal sen.Pedica, manifesta contro Napolitano. Anzi, in uno stile da pubblica accusa, con una lettera aperta lancia un durissimo attacco al Capo dello Stato. Il fatto che a quest’appello rispondano quattro gatti dovrebbe far riflettere il tenace ex pm molisano.

L’attacco a Napolitano muove da un impulso presidenzialista. Si vorrebbe un Presidente che comanda, bel lontano da quella figura di garante disegnata dalla Costituzione: e da Pertini in poi, per giungere all’attuale inquilino del Quirinale, interpretata in forma attiva e partecipe. Un garante che dice la sua, che cerca di evitare lacerazioni istituzionali, che rinvia alle Camere leggi palesemente incostituzionali o che richiama il Governo aá correggere errori in testi che non pu˛ respingere.á In questo senso l’Italia dei Valori Ŕ figlia del quindicennio berlusconiano, ne ha assorbito un modo di pensare, ed Ŕ lontana anni luce dalla cultura istituzionale eá costituzionale della Repubblica.

Giorgio Napolitano non ha bisogno, per la sua storia e per la sua opera, di avvocati difensori. Di lui ha fatto uno degli elogiá pi¨ emozionanti Barack Obama, in occasione della recente visita al Quirinale durante il G8. E anche nelle circostanze citate da Di Pietro, fermo restando il diritto sacrosanto di critica, e i dubbi che possono sorgere di fronte a decisioni che spettano solo a lui, e che non possono essere oggetto di condizionamenti o di pressioni, il Presidente Ŕ stato fermo e rigoroso. Soprattutto, agli occhi di larga parte dell’opinione pubblica, e non solo di quella antiberlusconiana, rappresentaá il baluardo di una concezione democratica contro ogni avventura.

Certo: non si possono liquidare milioni di elettori che hanno votato Di Pietro, e occorre percepire la radicalitÓ di una domanda di pulizia e di cambiamento. Ma questo giovane partito deve ora scegliere cosa diventare: lo specchio del berlusconismo, o una forza aperta e unitaria che aiuti il rinnovamento del centrosinistra e della politica. Il triste corteo contro Napolitano non fa ben sperare.

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