Archivio per 27 settembre 2007

I monaci e le monache birmane, le cui proteste pacifiche sono state così duramente colpite dal regime, sono un esempio di come la lotta nonviolenta possa mobilitare le coscienze del mondo.
E’ una lotta straordinaria, con un valore morale altissimo, simile a quelle che hanno liberato l’India sotto la guida di Gandhi.
La differenza, però non sfugge. Allora si trattava di combattere contro i colonizzatori inglesi, contro un governo che, nel proprio paese, assicurava libertà più di tanti altri paesi europei.
Ora, invece, parliamo di una lotta contro un regime sanguinoso, che tiene reclusa da 17 anni Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace, e non disdegna di sparare sulla folla.
Nonostante ciò, la nonviolenza rimane l’unica risposta, così come ci insegnano i monaci buddisti.
Nonviolenza però non significa impotenza, al contrario di ciò che molti, anche in settori di centrosinistra, pensano.
Nonviolenza vuol dire al contrario impegno attivo. Significa mettere la giunta militare di fronte alle sue responsabilità da parte della comunità internazionale.
Significa agire. Anche se l’Onu è bloccata.
Significa capire che le Nazioni Unite non possono rimanere organizzate come lo sono oggi, schiave di un consiglio di sicurezza in cui i veti bloccano qualsiasi decisione. Una riforma dell’Onu è ormai la priorità ineludibile.
L’Unione europea e anche noi, dobbiamo smetterla di tollerare ciò che accade in Russia, ciò che accade in Cina, non a caso oggi a fianco della dittatura del Myanmar.
Similis cum similibus.

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