Archivio per 11 settembre 2007

Sto ricevendo centinaia di e-mail (alcune le pubblicherò nei prossimi giorni) che raccontano le storie di ingiustizia legate ai test di ingresso nelle Università.
Ogni caso particolare – che si tratti di test errati o di storie di raccomandazioni e favoritismi – allude però ad un problema generale. Che ragione hanno questi test?
Alcuni affermano che servono come orientamento allo studente. Ma questo non è invece compito della scuola superiore?
Altri che le Università sono sovraffollate, soprattutto in alcune facoltà. Ma in Italia abbiano una sede universitaria per ogni provincia. Davvero non ci sono spazi?
Altri ancora parlano di “numero chiuso” per la professione. Ci sono troppi medici, non si possono laureare altri medici. Questa potrebbe essere a prima vista ragionevole, se non fosse che stabilire per decreto quanti architetti, ingegneri e medici servono al paese è qualcosa che ricorda più l’Unione Sovietica che un paese moderno.
In realtà abbiamo in Italia un numero di laureati inferiore alla media europea e inadeguato alle esigenze del Paese. Questo lo sanno tutti e cosa facciamo? Invece di favorire chi vuole studiare, lo mortifichiamo con test a volte assurdi e altre volte truccati.

I test di quest’anno, dove non sono stati chiari e trasparenti, in ogni aspetto, vanno rifatti. E’ il minimo necessario. Poi dobbiamo lavorare ad una seria riforma che iri alla graduale abolizione. Dovremmo basarci su questi pilastri:
1) l’orientamento pre-universitario nella scuola
2) un sistema nazionale di compensazione che dia la possibilità di poter entrare all’Università nella facoltà che si preferisce: se non ci sono posti in una sede, se ne possono trovare in un’altra; in tal caso il ministero dev’essere messo in condizione di migliorare ed ampliare le strutture della sede troppo affollata affinché l’anno successivo non si ripresenti la necessità del “numero chiuso”
3) se proprio necessario, consentire i test di ingresso – opportunamente riformati e valutati a livello nazionale – solo e soltanto nei casi estremi, in cui ragioni oggettive e documentate rendano impraticabili altre soluzioni

Insomma i test, dall’anno prossimo, devono essere una rara eccezione e non la regola, come invece sembra siano diventati. L’obiettivo finale è l’abolizione. Ma questo dev’essere fatto gradualmente, iniziando a muoversi secondo le proposte che prima ho elencato.
Di questo ci dovremo occupare presto in Commissione cultura.

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