Archivio per 29 luglio 2005

Mi fa una certa impressione l’assordante silenzio con cui il principale partito dell’opposizione assiste al più devastante scandalo finanziario di questi anni. Eppure qui –con tutto il rispetto per le persone pubblicamente chiamate in causa, respingendo ogni atteggiamento sommario, condannando il metodo delle fughe di notizia e della pubblicazione delle intercettazioni e al di là degli aspetti penali che non competono alla politica- esplode la nuova questione morale. Emerge lo spaccato di un paese in cui un capitalismo speculativo, spesso di origini non chiare, che ha moltiplicato le sue fortune grazie alle cartolarizzazioni e che non ha creato un nuovo posto di lavoro, ha preso il sopravvento su un capitalismo produttivo. In cui molte banche, che negano ai giovani e alle loro idee sostegno, finanziano larga parte dei nuovi speculatori, in un intreccio in cui il risparmiatore non è garantito. In cui l’autorità indipendente suprema –incredibilmente riconfermata dalla maggioranza di governo come carica a vita- anziché vigilare fa, disfa, interviene, aiuta. In cui l’assicurazione a cui tanti operai, lavoratori, famiglie hanno dato fiducia, perché era dei lavoratori, e che ha operato grazie alla sacrosanta legislazione che difende il mutualismo e la cooperazione, mette a rischio questo patrimonio economico e di credibilità in una dubbia scalata al fianco degli speculatori. In cui la politica rinuncia a progettare, sognare, investire sulla ricerca, e si è costretti ad ascoltare stucchevoli prediche moralistiche da parte di un Governo che ha fatto del conflitto di interessi, dei propri affari (fino allo scandalo dei libri on-line denunciato dal Corriere della Sera) il proprio codice fondamentale.
In questo paese un’opposizione vera e soprattutto una forza socialdemocratica, legata al lavoro, una sinistra degna di questo nome dovrebbero assumere una posizione chiara, intransigente, alternativa.
E invece ci hanno spiegato che comprare e vendere mattoni è la stessa cosa che investire sul futuro. Per la verità ce lo aveva già spiegato Berlusconi. Non ci sto.

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