Archivio per 2 aprile 2005

di Pietro Folena – da “L’Unità” del 2 aprile 2005

La Puglia è uno straordinario laboratorio politico nazionale. Non è la prima volta che capita, nella storia repubblicana. Qui ci fu la prima riunione delle forze democratiche del CLN nel 1943. Qui sono nati e hanno svolto una parte importante della loro vita personaggi come Aldo Moro e Giuseppe Di Vittorio. Qui, da 75 anni, si svolge la fiera campionaria più importante d’Italia e una delle più importanti d’Europa. Questo per dire che questa regione, per la sua storia e la sua ricchezza (in svariati campi), non è certo mai stata la periferia italiana.
Ma ciò che è successo negli ultimi mesi ha portato la Puglia a divenire la cartina tornasole forse più importante per le prossime elezioni regionali. Se si vince in Puglia, terra “bianca” da sempre, feudo del centrodestra negli ultimi anni, regione che regalava alla coalizione berlusconiana percentuali larghissime, allora si può davvero parlare di “svolta” per il centrosinistra. Tanto più dopo l’esperimento, riuscitissimo, delle elezioni primarie aperte che hanno portato Vendola – che ho apertamente sostenuto fin da allora, insieme a tanti esponenti della società civile – alla candidatura per l’Unione e dopo una campagna elettorale che ha mobilitato come mai era accaduto il popolo della sinistra pugliese.
L’aria che si respira qui è indescrivibile, la devi respirare per capirla. Alla stazione di Bari i ragazzi tornano dalle Università del Nord portando cartelli pro-Nichi. Giri nelle piazze, nei corsi, tra le strade dei centri storici asfaltate con le “chianche” e senti la gente parlare di questo fenomeno Vendola, il comunista che scrive poesie e piange. I pugliesi lo sentono figlio di questa terra, profondamente. Non è l’emulo di qualcuno che da Milano ha voluto imporre un modello individualista all’Italia intera. Non è neppure lo stereotipo del comunista settario che parla di cose che la gente non comprende e non vuole comprendere. Vendola parla, a volte in poesia, al cuore della “sua” gente. Parla di valori, non solo di programmi. È questa, credo, la sua forza principale. Molto spesso noi di sinistra, soprattutto noi della sinistra “riformista”, veniamo percepiti come dei bravi tecnici: bravi economisti, bravi giuristi, bravi politici. La politica come professione intellettuale, si è detto. Trasmettiamo a volte l’idea di essere semplicemente degli amministratori, magari migliori, più rispettosi delle leggi e del buon andamento della macchina della cosa pubblica. Ma, come i nostri avversari, dediti a contenderci fette di potere. Parliamo molto di “classe dirigente”, promettendo che la nostra sarà migliore di quella altrui. Ci dimentichiamo molte volte che forse ciò che ci si chiede non è maggiore competenza, ma un’idea diversa di politica. Parlare di valori non è un’altra cosa rispetto alla politica. È semmai la sua essenza. I grandi movimenti sono forse sorti su slogan come “vogliamo una gestione più efficiente dei Por?”. No. “Pace e lavoro”, “un mondo diverso è possibile”, “vogliamo il pane e le rose”, “liberi ed eguali”, “liberi e forti”: parole d’ordine che hanno mosso milioni di persone.
Questo Vendola l’ha capito benissimo. “Non mi piace il potere” è una frase forte detta da un candidato, la negazione in radice della ragione per la quale molti fanno politica. “Sono tutti uguali”: questo luogo comune è inapplicabile a Vendola. Come è inapplicabile alla “classe dirigente”, per usare una terminologia che non mi piace, emersa in quest’ultimo anno in Puglia. La “Primavera pugliese” è fatta soprattutto di persone “prestate alla politica”, come si dice, di gente che ragiona su schemi diversi rispetto alla consuetudine. Basta vedere il gesto di Divella, un “padrone”, che si mette l’orecchino, che elogia il socialismo, che si mostra (ed è) molto più a sinistra di tanti ex comunisti.
“La Puglia che fa eccezione” oggi è molto più in sintonia – e non paia un paradosso – con un comunista gay e cattolico che con una classe politica che tenta di inseguire modelli estranei alla cultura meridionale. Penso all’immigrazione: quanto è stonato il messaggio discriminatorio della destra rispetto alla gente di mare che si getta in acqua per salvare i disperati che arrivano dalle sponde opposte dell’Adriatico. Oppure all’omosessualità: le sparate di tanti esponenti della destra si sono scontrate con le rose gettate dalle donne di Bari sul corteo del Gay Pride.
Questo clima lo sto respirando anche a Mattinata, una piccola e straordinaria realtà del Gargano, nella quale sono candidato sindaco in una sfida impegnativa non solo per i precedenti elettorali, ma anche per ciò che spero verrà dopo: il governo di una comunità. Anche qui è in atto una rivoluzione democratica, una straordinaria liberazione di forze e di energie. Si sta scoprendo, dopo anni di prepotenze e di clientele, la cultura del diritto, e i giovani ne sono gli assoluti protagonisti. Comunità è stata la parola chiave di questa mia strana campagna elettorale, di una candidatura che ha stupito e suscitato entusiasmi e (da parte del centrodestra) un’ostilità spesso condita di attacchi sul piano personale. Per me è affascinante, e persino sconvolgente sul piano esistenziale, portare il globale nel locale, e il locale nel globale. Mi sento lontano mille miglia da mesi di polemiche politiciste e formalistiche.
Comunità vuol dire mantenere i legami forti, i sentimenti, i valori. Valori che al Sud ci sono e sono vivi, producono frutti: solidarietà, qualità della vita, cultura popolare. Certo, poi ci vuole anche il buon governo della cosa pubblica. Ci vogliono competenze, voglia di fare, idee precise e concretamente realizzabili. Quelle ci sono, le abbiamo da anni noi a sinistra, ci sono volumi e volumi, centinaia di leggi e proposte di legge, di provvedimenti presi in giro per l’Italia, nelle nostre amministrazioni, le migliori del Paese, che possono essere prese a modello. Ciò che ci mancava, ciò che avevamo smarrito, era un punto di partenza diverso, una “visione”, un sistema di valori. Una risposta alla domanda “cosa è giusto fare?”. Sono fiducioso. Se, come penso, la Puglia gira pagina, con Nichi Vendola e con le energie che abbiamo suscitato avremo il compito di non tradire quella volontà di riscatto, e di rappresentare in forme anche assolutamente nuove un’idea di politica alternativa rispetto a quella degli anni 90.

Comments 78 Commenti »