Archivio per aprile 2005

Care visitatrici e visitatori, care compagne e compagni,

sono davvero colpito dalla quantità e dall’affettuosità dei vostri messaggi nei miei confronti. I messaggi sono talmente tanti che non ce la faccio a rispondere singolarmente a ciascuno, quindi mi perdonerete se, per una volta, vi rispondo collettivamente.

Le ragioni della mia uscita dai Ds e l’approdo, come indipendente, a Rifondazione, le ho già espresse nelle lettere a Fassino e Bertinotti che trovate sempre qui sul blog. Inoltre nell’articolo per Aprile e nelle interviste a Repubblica e Manifesto ho spiegato anche la mia posizione riguardo le scelte della minoranza dei Ds. Sintetizzo i punti essenziali di quanto ho scritto:
1) il processo politico che porterà al partito riformista, finora in salita, oggi è in discesa; non ho condiviso né la formazione della lista unitaria, né tanto meno l’approdo finale che significa – non si sa ancora se “di fatto” o anche “di diritto” – lo scioglimento dei Ds. Da trentatrè anni milito in un partito di sinistra. Ho compiuto scelte di rottura, come per la “svolta” di Occhetto, ma sempre a sinistra sono stato. Adesso i Ds si avviano a migrare in un contenitore non più collocabile in ciò che chiamiamo sinistra. Ci siamo illusi, diciamo così, che le cose potessero andare in modo differente, date le difficoltà incontrate finora dalla cosiddetta “federazione”. Ora queste difficoltà sono in larga parte superate, quindi il progetto riformista andrà avanti.
2) in questo quadro la minoranza Ds ha scelto di partecipare alla guida unitaria del partito. Inevitabilmente ciò allenterà le tensioni nel partito – e questo va bene – ma rischia di ridurre anche il dissenso verso l’approdo riformista.
3) Sono profondamente convinto che occorra una sinistra di tipo nuovo. Come ho detto una sinistra figlia dei movimenti del 2000: quello pacifista, quello alter-global, quello contro il precariato, e i tanti movimenti che si occupano di questioni più specifiche, ma importantissime, come i beni comuni. La sinistra di oggi si divide tra chi è rimasto ancora al ‘900 e chi invece ha capito i cambiamenti, ma propone una risposta di semplice “temperazione” del neo-liberismo. I movimenti ci chiedono ben altro. Ad oggi solo Rifondazione ha iniziato un percorso di revisione della propria cultura politica in tal senso, per cui ho scelto di collocarmi “vicino” a questo partito e contribuire a questa elaborazione.

Molti di voi mi chiedono di ricandidarmi nel collegio in cui sono stato eletto nel 2001. Purtroppo ciò non dipende da me, come sono certo capirete. Quel collegio è dei Ds e io non sono più diessino. Inoltre, come sapete, è stata messa in campo una strategia mirata contro di me non da oggi. Già due anni fa il direttivo dei Ds di Manfredonia approvò – con il dissenso dell’allora segretario di sezione – un documento contro di me. Quanto accaduto a Mattinata, come ho raccontato nell’intervista al Corriere del Mezzogiorno, è solo l’ultimo di una catena di episodi a dir poco sgradevoli.
Sia chiaro però: la mia decisione di lasciare i Ds risale a dopo il congresso, non ha nulla a che fare con i fatti locali. Sono stato un dirigente nazionale del Ds per molti, molti anni, certo non mi faccio influenzare dai metodi spregiudicati di qualche esponente locale. Ho aspettato le regionali per evitare che la mia uscita danneggiasse l’immagine dei Ds e del Correntone in quella dura battaglia elettorale.

Mi piace sottolineare che, quasi contemporaneamente alla mia fuoriuscita dai Ds, Oskar Lafontaine, leader storico del partito socialdemocratico tedesco, è passato ad un partito di sinistra nato da poco e formato da sindacalisti. Una coincidenza che mi ha fatto pensare.

Infine, il futuro: ho intenzione di dar vita, insieme ad altri, ad una aggregazione capace di raccogliere quanti, in questi anni, hanno lasciato i Ds e non solo, spesso abbandonando l’attività politica. Non so come la chiameremo, so però che servirà a dare voce a tanti “indipendenti di sinistra” come me che oggi non hanno casa ma vedono con simpatia il percorso avviato da Rifondazione e soprattutto pensano che la sinistra radicale abbia bisogno di unità e di innovazione politica.

Sarò comunque in Capitanata nelle prossime settimane per una iniziativa pubblica per spiegare le mie ragioni e raccogliere il sostegno di chi le condivide. Ovviamente vi terrò informati tramite Blog.

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da Liberazione www.liberazione.it del 13 aprile 2005

Caro Fausto,
come ti ho già annunciato nei giorni scorsi, ho preso la decisione di chiedere l’adesione come indipendente al gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista. La sofferenza del distacco dal partito in cui ho militato per tanti anni è fortemente attutita dall’attrazione che su di me esercita la svolta che tu hai impresso alla politica, alla cultura e alle idee di Rifondazione e della sinistra italiana. La recente adesione al PRC di Pietro Ingrao ne è la testimonianza più significativa. (continua…)

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da Repubblica del 13 aprile 2005

L´ex dirigente spiega perché lascia la Quercia: il correntone non era più nè carne né pesce
L´addio polemico di Folena ai Ds “Oggi Bertinotti ha più fascino”

“Sono in tanti a non rinnovare la tessera. Mi dedicherò al recupero di queste forze”
GOFFREDO DE MARCHIS

ROMA – È una storia che finisce e che ha qualche strascico. Ma Pietro Folena è già proiettato sul futuro, la nuova avventura con Rifondazione. «Il mio è un innamoramento per Bertinotti, una fascinazione, un atto di fiducia e di affetto per il coraggio di Fausto». È uscito da solo, per non fare danni ai Ds, dice. Ha avuto uno scambio di lettere molto civile e persino caloroso, proprio sul filo di lana, con Piero Fassino. Fabio Mussi, in splendida solitudine, lo ha salutato dalla tribuna della direzione, ieri mattina. E ora? L´addio senza polemica in realtà ha qualche veleno in coda. Anche se in testa c´è quel batticuore politico: «Mi sento più attratto e più affascinato dal percorso di Prc». (continua…)

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Ho scritto per AprileOnLine un articolo in cui enucleo meglio le ragioni per le quali lascio i Ds e mi avvicino (per senza aderire formalmente) a Rifondazione Comunista. Entrerò nel gruppo parlamentare del Prc come indipendente.

L’articolo lo trovate cliccando qui

p.s. Abbonatevi ad AprileOnLine, è un bel giornale ed è gratis
p.p.s. Prometto che entro domani rispondo ai vostri messaggi, sono tantissimi e vi ringrazio per questa attenzione

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da l’Unità dell’11 aprile 2005

Caro Piero,

oggi si interrompe la mia esperienza nei Ds, dopo quasi trentatré anni di militanza. È un passaggio doloroso della mia vita che pensavo di compiere con più tranquillità e rivedendomi con te nei prossimi giorni, al mio rientro in Italia. Ma il gioco al massacro avviato da alcuni giornalisti – segnalo in particolare un articolo del Corriere della Sera – mi costringe ad accelerare i tempi e a chiarire la mia posizione. Un gioco al massacro che, comandato dalle leggi del mercato dell’informazione, neppure in un momento come questo ha rispetto per le persone e per le loro storie.

Da molti mesi, come chi mi sta più vicino sa bene, avevo maturato l’orientamento di far passare le elezioni regionali per compiere ciò che le mie convinzioni profonde mi dettavano. Non intendevo turbare in alcun modo un passaggio, quello elettorale, troppo importante in vista dell’alternativa a Berlusconi e alla destra. Il successo generale dell’Unione alle regionali, il brillante risultato dei Ds, l’esito positivo della lista Uniti nell’Ulivo e perfino i dati inferiori alle aspettative di Rifondazione, oggi mi permettono di essere me stesso arrecando il minor danno ai Ds e alla nostra causa comune. (continua…)

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Folena: «Ai Ds ho dato fastidio e mi hanno tradito»
dal CORRIERE DEL MEZZOGIORNO 7 APRILE 2005

Il deputato sconfitto alle comunali di Mattinata, accusa: «Contro di me ostilità organizzata». E pensa a Rifondazione

FOGGIA– Il matrimonio tra i Ds di Manfredonia e il deputato del collegio, Pietro Folena è ormai finito. La sconfitta elettorale a Mattinata dove Folena si presentava come candidato sindaco dell’Unione e dove bastavano per essere eletti 2495 voti, quanti ne ha presi lo sfidante di centrodestra Angelo Iannotta, ha definitivamente compromesso il rapporto iniziato nel 2001. Il deputato diessino non nasconde che il suo futuro politico nazionale potrebbe vederlo approdare a Rifondazione Comunista. «Una bufala » invece l’ipotesi che lui possa far parte del futuro governo regionale guidato da Nichi Vendola.

Come spiega onorevole Folena la sua sconfitta nel piccolo centro garganico?
«Con me il centrosinistra a Mattinata ha raddoppiato i suoi consensi. Non mi pento di aver messo la mia candidatura al servizio dei compagni del centro garganico che me lo avevano chiesto. Certo fa pensare che ad oggi, mercoledì, io non abbia ricevuto né una telefonata dal segretario regionale né da quello provinciale dei Ds e neppure dal sindaco di Manfredonia, Paolo Campo. Questa la dice lunga su una concezione molto spregiudicata del potere e della politica ».
(continua…)

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Giovanni Paolo II in visita al Parlamento E’ difficile dire qualcosa che non sia già stata detta su Giovanni Paolo II. Ciò che mi rimarrà più impresso del suo pontificato è sicuramente la sua battaglia per la Pace. In occasione di ogni conflitto armato la sua voce si è alzata per ammonire sui pericoli della guerra, sulle sofferenze che essa crea e sul fatto che non risolve alcun problema. Definì la guerra un’ “avventura senza ritorno”. Gridò chiedendo che le armi tacessero. Nell’ultima guerra, quella ancora in corso in Iraq, ha svolto un ruolo fondamentale per evitare che si trasformasse in una guerra di civiltà e di religioni. Spiegò che l’Islam non è il terrorismo, delegittimando coloro che volevano disegnare quel conflitto come una nuova crociata.
Credo che sia stato il regalo più importante che il Papa ha fatto all’umanità.
Ricordo anche quando venne in parlamento, chiedendo un gesto di clemenza per i carcerati. Purtroppo la politica non ha avuto la forza di accontentarlo. Questo rimane un grande rammarico. Speriamo che ora che non c’è più, in sua memoria, si possa fare quanto non è stato fatto mentre era in vita.

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di Pietro Folena – da “L’Unità” del 2 aprile 2005

La Puglia è uno straordinario laboratorio politico nazionale. Non è la prima volta che capita, nella storia repubblicana. Qui ci fu la prima riunione delle forze democratiche del CLN nel 1943. Qui sono nati e hanno svolto una parte importante della loro vita personaggi come Aldo Moro e Giuseppe Di Vittorio. Qui, da 75 anni, si svolge la fiera campionaria più importante d’Italia e una delle più importanti d’Europa. Questo per dire che questa regione, per la sua storia e la sua ricchezza (in svariati campi), non è certo mai stata la periferia italiana.
Ma ciò che è successo negli ultimi mesi ha portato la Puglia a divenire la cartina tornasole forse più importante per le prossime elezioni regionali. Se si vince in Puglia, terra “bianca” da sempre, feudo del centrodestra negli ultimi anni, regione che regalava alla coalizione berlusconiana percentuali larghissime, allora si può davvero parlare di “svolta” per il centrosinistra. Tanto più dopo l’esperimento, riuscitissimo, delle elezioni primarie aperte che hanno portato Vendola – che ho apertamente sostenuto fin da allora, insieme a tanti esponenti della società civile – alla candidatura per l’Unione e dopo una campagna elettorale che ha mobilitato come mai era accaduto il popolo della sinistra pugliese.
L’aria che si respira qui è indescrivibile, la devi respirare per capirla. Alla stazione di Bari i ragazzi tornano dalle Università del Nord portando cartelli pro-Nichi. Giri nelle piazze, nei corsi, tra le strade dei centri storici asfaltate con le “chianche” e senti la gente parlare di questo fenomeno Vendola, il comunista che scrive poesie e piange. I pugliesi lo sentono figlio di questa terra, profondamente. Non è l’emulo di qualcuno che da Milano ha voluto imporre un modello individualista all’Italia intera. Non è neppure lo stereotipo del comunista settario che parla di cose che la gente non comprende e non vuole comprendere. Vendola parla, a volte in poesia, al cuore della “sua” gente. Parla di valori, non solo di programmi. È questa, credo, la sua forza principale. Molto spesso noi di sinistra, soprattutto noi della sinistra “riformista”, veniamo percepiti come dei bravi tecnici: bravi economisti, bravi giuristi, bravi politici. La politica come professione intellettuale, si è detto. Trasmettiamo a volte l’idea di essere semplicemente degli amministratori, magari migliori, più rispettosi delle leggi e del buon andamento della macchina della cosa pubblica. Ma, come i nostri avversari, dediti a contenderci fette di potere. Parliamo molto di “classe dirigente”, promettendo che la nostra sarà migliore di quella altrui. Ci dimentichiamo molte volte che forse ciò che ci si chiede non è maggiore competenza, ma un’idea diversa di politica. Parlare di valori non è un’altra cosa rispetto alla politica. È semmai la sua essenza. I grandi movimenti sono forse sorti su slogan come “vogliamo una gestione più efficiente dei Por?”. No. “Pace e lavoro”, “un mondo diverso è possibile”, “vogliamo il pane e le rose”, “liberi ed eguali”, “liberi e forti”: parole d’ordine che hanno mosso milioni di persone.
Questo Vendola l’ha capito benissimo. “Non mi piace il potere” è una frase forte detta da un candidato, la negazione in radice della ragione per la quale molti fanno politica. “Sono tutti uguali”: questo luogo comune è inapplicabile a Vendola. Come è inapplicabile alla “classe dirigente”, per usare una terminologia che non mi piace, emersa in quest’ultimo anno in Puglia. La “Primavera pugliese” è fatta soprattutto di persone “prestate alla politica”, come si dice, di gente che ragiona su schemi diversi rispetto alla consuetudine. Basta vedere il gesto di Divella, un “padrone”, che si mette l’orecchino, che elogia il socialismo, che si mostra (ed è) molto più a sinistra di tanti ex comunisti.
“La Puglia che fa eccezione” oggi è molto più in sintonia – e non paia un paradosso – con un comunista gay e cattolico che con una classe politica che tenta di inseguire modelli estranei alla cultura meridionale. Penso all’immigrazione: quanto è stonato il messaggio discriminatorio della destra rispetto alla gente di mare che si getta in acqua per salvare i disperati che arrivano dalle sponde opposte dell’Adriatico. Oppure all’omosessualità: le sparate di tanti esponenti della destra si sono scontrate con le rose gettate dalle donne di Bari sul corteo del Gay Pride.
Questo clima lo sto respirando anche a Mattinata, una piccola e straordinaria realtà del Gargano, nella quale sono candidato sindaco in una sfida impegnativa non solo per i precedenti elettorali, ma anche per ciò che spero verrà dopo: il governo di una comunità. Anche qui è in atto una rivoluzione democratica, una straordinaria liberazione di forze e di energie. Si sta scoprendo, dopo anni di prepotenze e di clientele, la cultura del diritto, e i giovani ne sono gli assoluti protagonisti. Comunità è stata la parola chiave di questa mia strana campagna elettorale, di una candidatura che ha stupito e suscitato entusiasmi e (da parte del centrodestra) un’ostilità spesso condita di attacchi sul piano personale. Per me è affascinante, e persino sconvolgente sul piano esistenziale, portare il globale nel locale, e il locale nel globale. Mi sento lontano mille miglia da mesi di polemiche politiciste e formalistiche.
Comunità vuol dire mantenere i legami forti, i sentimenti, i valori. Valori che al Sud ci sono e sono vivi, producono frutti: solidarietà, qualità della vita, cultura popolare. Certo, poi ci vuole anche il buon governo della cosa pubblica. Ci vogliono competenze, voglia di fare, idee precise e concretamente realizzabili. Quelle ci sono, le abbiamo da anni noi a sinistra, ci sono volumi e volumi, centinaia di leggi e proposte di legge, di provvedimenti presi in giro per l’Italia, nelle nostre amministrazioni, le migliori del Paese, che possono essere prese a modello. Ciò che ci mancava, ciò che avevamo smarrito, era un punto di partenza diverso, una “visione”, un sistema di valori. Una risposta alla domanda “cosa è giusto fare?”. Sono fiducioso. Se, come penso, la Puglia gira pagina, con Nichi Vendola e con le energie che abbiamo suscitato avremo il compito di non tradire quella volontà di riscatto, e di rappresentare in forme anche assolutamente nuove un’idea di politica alternativa rispetto a quella degli anni 90.

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