Archivio per la Categoria “EuropeiGlobali”

L’Europa e il mondo… la mia attività internazionale

Da Epolis di oggi

Ora l’iniziativa spetta ad Obama. Non tanto per fermare la falla – prima o poi ci si riuscirà-: ma per parlare alla sua gente, e al mondo di questo 11 settembre dell’ambiente, che richiede una risposta durissima e senza precedenti”. Lo scrivevamo su queste pagine lo scorso 31 maggio. Ora è il Presidente americano a proporre, come avevamo previsto, questa visione: «così come la nostra visione della politica estera si è rivelata vulnerabile ed è cambiata profondamente dopo l’11 settembre, penso che questo disastro cambierà il modo in cui penseremo all’ambiente e all’energia per molti anni a venire», ha detto Obama. Si sono scatenate polemiche, e il vice capo dei pompieri di New York, che ha perso un figlio nell’attentato alle Torri Gemelle, si è sentito offeso. Tuttavia non ci pare che il Presidente USA abbia dimostrato sottovalutazione del terrorismo: quello è stato un attacco deliberato, questo incidente non è stato voluto. Ma non si può non considerare un crimine contro l’umanità – pur di natura e di entità diversa rispetto a quello di chi mette una bomba o compie un massacro di civili – il comportamento di quelle compagnie private (petrolifere, ma non solo) che in nome del proprio profitto illimitato non hanno avuto senso della misura: hanno travolto ogni regola, infranto ogni legge (o con i propri potenti lobbisti fatto modificare leggi e cancellare vincoli che la politica aveva messo), e soprattutto non hanno pensato alle conseguenze delle proprie azioni. A come, per esempio, gestire un’emergenza (continua…)

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Da Epolis di oggi


“Essere veramente amici di Israele significa avere il coraggio di dire: queste cose non si fanno, stai perdendo la testa”. Non si possono non sottoscrivere le parole del Patriarca Latino di Gerusalemme Fuad Twal rivolte alla comunità internazionale. E’ stato, con tutta evidenza, varcato un limite ultimo in questa spirale estremistica che da anni ha avvolto il Medio Oriente. L’assalto militare alla Freedom Flotilla – preparato in modo superficiale, e gestito in forma catastrofica, come si dice sui giornali israeliani- è diventato per Israele un boomerang senza precedenti. Un’inchiesta indipendente deve chiarire la dinamica di quanto è successo, anche se appaiono evidenti le bugie delle prime ricostruzioni ufficiali israeliane. Al fondo la logica del blocco navale di Gaza, che impedisce rifornimenti per questa metropoli passata, qualche anno fa, sotto il controllo totale di Hamas, e l’ostinazione contro la popolazione civile palestinese sono la premessa di questo episodio. Estremisti e terroristi di ogni parte sicuramente si rallegrano, e pensano che per loro c’è nuovo sangue innocente da versare, ci sono nuove azioni stragiste eclatanti da progettare. (continua…)

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Da Epolis di oggi

La marea nera, inarrestabile, che sta devastando le coste statunitensi del Golfo del Messico è una metafora della crisi di civiltà. Da un lato uno dei più grandi gruppi petroliferi mondiali – la britannica BP – ammette di non avere né tecnologie né mezzi per arrestare la perdita di 19.000 barili al giorno di petrolio in uno dei contesti naturali più belli del pianeta. Brancola nel buio, fallisce un tentativo dopo l’altro. Ora annuncia una nuova operazione a 1,500 metri di profondità, su cui il Governo federale esprime grandi timori. Dall’altro Obama, l’uomo che gli americani hanno voluto alla guida del Paese per cambiare indirizzo di politica economica, sociale e ambientale – per essere un po’ meno dipendenti dal petrolio, dopo le guerre scatenate dal suo predecessore, il texano amico dei petrolieri George W.Bush – si trova di fronte alla difficoltà più grande della sua presidenza. La politica manifesta tutta la sua impotenza, proprio perché ha appaltato da decenni a grandi gruppi privati il governo di beni comuni, come quel mare dove BP e altre concessionarie pompano petrolio a più non posso. Scrive il quotidiano statunitense più autorevole – il New York Times – che BP era a conoscenza della fatiscenza della piattaforma fatta affondare, e che ha consapevolmente sottovalutato i rischi a cui andava incontro. Si preannunciano iniziative giudiziarie e penali clamorose contro i responsabili di quella che è stata giudicata la peggior catastrofe ambientale della storia degli USA. E i cittadini, sempre più indignati, stanno a guardare la diretta televisiva che mostrano la fuoriuscita di greggio. (continua…)

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E’ scomparso Edoardo Sanguineti, un grandissimo del 900

dal Corriere della Sera di oggi

Quel riflesso primordiale addomesticato dalla società Ma nel mercato planetario far ridere è arma di potere

L’uomo è l’animale che ride. So benissimo che molti etologi alla Lorenz, e una quantità di «-ologi» senza fine, sono pronti a smentirmi con infiniti argomenti. Ma devo confessare che, personalmente, inclino a schierarmi con quel saggio autore della vita del grande Gargantua, padre di Pantagruel (libro pieno di pantagruelismo, diceva), il quale, rivolgendosi ai propri lettori, ricordava che è meglio scrivere di riso che di lacrime, perché ridere è ciò che è proprio dell’uomo. Nel testo, Rabelais proclama, meglio e più precisamente, che appunto «mieux est de ris que des larmes escrire, pour ce que rire est le propre de l’homme».

Mi piace dire, e lo dico ad ogni occasione propizia, e anche quando propizia non è, che l’uomo nasce animale, e con molta pena e travaglio, suo e di chi lo umanizza, o si sforza di farlo, si fa umano, trasferendosi dalla sua naturale animalità alle sfere della società e della storia. Quest’operazione, per un groddeckiano come sono, dà risultati modestissimi. Ma l’orizzonte della cultura, che si giuoca per intiero tra Eros e Thanatos, non ha contenuti diversi. Chiunque abbia la pazienza di osservare un neonato, un bambino, un infante qualunque, sa perfettamente che un riflesso banale quale è il sorriso viene addomesticato, o vogliamo dire umanizzato, battezzandolo come sorriso. Che sia un effetto di mera soddisfazione digestiva, un segnale radicato più o meno in comportamenti gastrici, mi appare ipotesi ragionevole, e statisticamente diffusa. Chi ha voglia e pazienza, può impegnarsi anche nell’interpretazione di quel «risu cognoscere matrem », cui si esorta il «parvus puer» di Virgilio. (continua…)

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Da Epolis di oggi

I nodi, com’era prevedibile, stanno venendo al pettine. La leggera superficialità con cui si era ritenuto che l’Unione Europea, e in particolare i paesi dell’Euro, fossero al riparo da rischi di default, dopo l’inizio, due anni fa, della grande crisi negli USA, è svanita all’improvviso, lasciando spazio a paure che evocano fantasmi del passato. Le immagini dalla Grecia, nei giorni scorsi, ricordavano più le rivoluzioni arancioni degli ex paesi comunisti che non la normale dialettica democratica dei paesi occidentali. Dietro quelle immagini c’è la vicenda di un Paese che ha corso nella crescita aumentando le ingiustizie, con una disoccupazione molto alta e un livello insopportabile di corruzione. In qualche modo l’anello più debole dei paesi dell’Euro, dopo il quale ce ne sono altri segnati da problematiche affini, a partire da Portogallo e Spagna. E l’Italia, in questa classifica, non è che stia benissimo. (continua…)

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Questo pezzo doveva uscire su Epolis il Primo Maggio, ma Epolis non è uscito per problemi con lo stampatore

Le polemiche, in molte città, sull’apertura dei negozi il 1° maggio, festa del lavoro, raccontano bene di questo tempo. La festa del lavoro, infatti, se ha da essere – e ha da essere, non fosse altro che per rendere onore ai lavoratori che si batterono per le otto ore, nella seconda parte dell’Ottocento – non può essere relegata ad una mera festività. Già, nella contemporaneità, il lavoro domenicale – giorno di riposo, di preghiera, di comunità familiare – è stato violato prepotentemente dalla logica dei grandi centri commerciali, degli outlet, dei luoghi del consumo di massa. Di domenica lavorano più precari, più sfruttati, più sottopagati rispetto ai normali giorni lavorativi. Ma che si pensi che la modernità nasca dall’apertura degli esercizi commerciali il primo maggio, la dice lunga sulla pochezza della cultura politica e dei valori di tanti esponenti e amministratori locali. (continua…)

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Da Epolis di oggi

Barack Obama, dopo i recenti insuccessi elettorali, sembra aver cambiato marcia nella sua azione. Da un lato la riforma sanitaria, dopo tante resistenze, è una pietra miliare nell’azione di ricostruzione della coesione sociale compromessa dal modello americano e dalla rivoluzione liberista dell’ultimo ventennio. Dall’altro lato con la firma a Praga dell’accordo Start 2 con la Russia di Medvedev, e poi con la sottoscrizione di un accordo tra 49 capi di governo contro la proliferazione nucleare e per la messa in sicurezza dei depositi delle scorie, il Presidente americano realizza due obiettivi: il primo, di politica estera, affermando pienamente una visione multilaterale delle relazioni internazionali e una fiducia negli accordi internazionali (in assoluta controtendenza non solo con George W.Bush, ma con la tradizionale diffidenza della Casa Bianca nei confronti del diritto internazionale); il secondo, di politica interna della sicurezza, poiché coinvolge la comunità internazionale in un’azione condivisa di prevenzione del terrorismo, che oggi può conoscere una nuova escalation terribile proprio nel disordine della gestione dei depositi e delle scorie nucleari e che può arrivare ad usare la cosiddetta “bomba sporca” (ordigni tradizionali cui viene aggiunto materiale radioattivo). (continua…)

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Da Epolis del 23 marzo 2010

Non ci siamo arresi al cinismo, alla sfiducia, alla paura. Abbiamo provato che restiamo un popolo capace di grandi cose”, ha detto Barack Obama nel discorso con cui ha commentato la storica vittoria democratica al Congresso. E’ stata vinta ben più di una piccola guerra: quella che ha ucciso o gravemente indedolito centinaia di migliaia di cittadini statunitensi privi di un sistema sanitario universalistico. La grande guerra contro la sanità privata viene combattuta dai democratici americani fin dall’epoca di Teodoro Roosevelt, all’inizio del 900. Nell’ultimo anno tutto è stato giocato con l’intento di logorare e spaventare Obama, e portarlo a rinunciare alla storica riforma. Alcuni effetti questa campagna li ha prodotti, come si è visto dall’astensionismo nelle elezioni del Massachussets e dalla vittoria repubblicana. E’ per questo che il voto di ieri – per una riforma non radicale, come ha detto il Presidente, ma vera – può finalmente segnare la svolta della presidenza in cui hanno riposto tante speranze milioni di donne e di uomini di tutto il pianeta. Gli applausi europei a Obama – persino del centrodestra italiano – non appaiono solo tattici, ma raccontano di quanto la favola liberistica e privatistica rappresenti oramai un incubo per i popoli del vecchio continente. (continua…)

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Da Epolis di oggi

Il sorpasso negli USA da parte di Facebook di Google, nell’ultima settimana (considerando i click sulla home page) è solo l’ultima conferma della rapidità dell’esplosione dei social network. La rete è a una svolta: da straordinario luogo di ricerca individuale (Google) e collettiva (Wikipedia) diventa una forma – talvolta la forma – della socializzazione e della costruzione di comunità. Ha già conosciuto grandi esperienze politiche vincenti (l’elezione di Obama, in cui i social network hanno giocato un ruolo importante) e ora, come fu per Google anni fa, Facebook conosce una rapida valorizzazione pubblicitaria e economica. Non si può negare il fatto che oggi è sempre più difficile resistere a Facebook, rimanendone fuori, e per chi ha un ruolo pubblico o sociale è praticamente impossibile. (continua…)

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Da Epolis di oggi

Il mondo vive una fase di transizione e di incertezza. E’ in momenti come questi – la storia ce lo insegna – che, con folate improvvise, si possono appiccare incendi enormi. Fu così prima delle due guerre mondiali del secolo scorso. Ed ora, proprio quando la più grande potenza planetaria sta cercando di uscire, con Barack Obama, dalla logica di dominio (da vero e proprio impero), che l’ha contrassegnata nel decennio precedente – quando cioè gli USA scommettono sulla democrazia delle relazioni internazionali e sul multilateralismo, e tuttavia le istituzioni globali non sono ancora dotate di strumenti e di poteri effettivi – le folate incendiarie diventano più pericolose. Non c’è alcuna relazione diretta tra la strage che ha decimato il governo somalo a Mogadiscio,opera dei fondamentalisti islamici locali, si dice collegati ad Al Qaeda (ma poi, cosa sia Al Qaeda non è ancora chiaro), e il referendum contro i minareti che ha vinto l’altro giorno in Svizzera: se non nell’ideologia trionfante in questi anni dello scontro tra civiltà e nella nuova guerra di religione. Da una parte e dall’altra –creando grande imbarazzo, se non aperto dissenso nelle gerarchie religiose- prevalgono la xenofobia e l’odio. Episodi di questa natura, se ripetuti o propagandati, possono innescare reazioni imprevedibili. (continua…)

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