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Da Epolis di oggi
Le polemiche nel Pdl delle ultime ore lasciano presagire un epilogo drammatico della vicenda che sta scuotendo il principale partito italiano negli ultimi mesi. Dal 19 luglio in poi -quando materialmente Fini, a Palermo, ha preso le distanze dagli uomini del suo partito sgraditi ai familiari di Borsellino e al complesso delle forze antimafia- la situazione è rapidamente degenerata, quasi fuori controllo. C’è un’opinione pubblica fortemente caratterizzata nella difesa della legalità a cui Fini e il suo gruppo hanno scelto di rispondere. Se così fosse davvero ancora nei prossimi giorni, la rottura finale sarebbe rapida e inevitabile. (continua…)
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Da Epolis di oggi
Se presto la politica non si pone l’obiettivo di ridare al Paese una speranza, il rischio che la crisi di credibilità che la investe divenga crisi di sistema è elevatissimo. Il 19 luglio del Presidente della Repubblica sembra raccontarlo. Nella giornata di ieri, infatti, Giorgio Napolitano, scrivendo alla vedova di Paolo Borsellino, ha detto che spera che via sia “il convinto e forte sostegno alle nuove indagini in corso sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi anni novanta” . Queste indagini riguardano uomini degli apparati dello Stato che in quell’epoca avevano responsabilità rilevanti. Nella stessa giornata, scrivendo al CSM, sollecitato dallo stesso Mancino che lo presiede, ha sentito il bisogno di compiere un gesto volto a scongiurare la delegittimazione dell’organo di autogoverno dei giudici, che aveva provveduto a nominare a un importante incarico direttivo un magistrato oggi oggetto delle indagini sulla cosiddetta P3. Il CSM, la stessa Consulta, la magistratura possono subire una secca perdita di credibilità se non vi sarà un intervento deciso. Se apriamo il taccuino giudiziario-politico delle ultime settimane leggiamo della condanna in primo grado del gen.Ganzer, che comanda i Ros dei CC, per illecito traffico di stupefacenti; e ancora di quella dell’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro nell’inchiesta su Genova. L’indagine Anemone ha delegittimato la Protezione Civile e il settore delle opere pubbliche del Governo, e ha investito settori del Vaticano in un momento delicato per la Chiesa, che deve affrontare il mare montante delle denunce e delle indagini, in diverse parti del mondo, sulla pedofilia e sugli abusi sessuali. Quella sul riciclaggio connesso alle schede telefoniche, dopo aver colpito l’ex dirigenza di Fastweb, oggi investe il colosso Finmeccanica, vero gioiello dell’industria pubblica. Potremmo continuare. Ecco che il Quirinale interviene: ma i suoi poteri di equilibrio e di garanzia sono limitati. La differenza con Tangentopoli, vent’anni fa, sta nel fatto che quello era un sistema criminale di cointeressenza tra imprese e partiti di governo: la questione morale oggi è fatta di politici di mezza tacca che rubano per sé, di imprenditori incapaci di produrre, di faccendieri e di riciclatori in tutte le salse, e di istituzioni colpite da un cancro feroce e diffuso. (continua…)
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Michele Sartori. l’Unità del 7 giugno 2004
PADOVA La sera prima era a Genova. A Padova era arrivato a mezzogiorno e mezzo, in auto. Non ci veniva da dieci anni, l’ultimo comizio lo aveva fatto per il referendum sul divorzio. Specchio di un’epoca ormai sostituita da una mobilità frenetica. A Padova era atteso al casello dal segretario del Pci Flavio Zanonato; era andato all’hotel Plaza, stanza 421, una piccola camera senza pretese, per rinfrescarsi. Pranzo molto leggero, col fedelissimo Antonio Tatò che già brontolava per «il pesce di ieri sera che forse ti ha fatto male». Un riposino. Poi si era messo a scrivere il discorso. «Scriveva sempre personalmente i suoi discorsi, dalla prima all’ultima parola», sorride Zanonato.
«Discorsi tutti diversi – aggiunge Zanonato- sempre molto legati alle città in cui si trovava. Parlava poco, ma quando parlava , parlava sul serio: erano documenti».
Era cominciato così il 7 giugno 1984 di Enrico Berlinguer. Poi un incontro con gli operai della Galileo in crisi. Verso sera, una passeggiata a piedi verso piazza della Frutta, per il suo ultimo comizio. I padovani lo riconoscevano, lo fermavano, lo salutavano: non solo i comunisti. Un po’ piovigginava, un po’ no. La piazza era strapiena; un discorso di Berlinguer era un evento. Piena e allegra. Poi, «all’improvviso l’atmosfera è cambiata, è virata dal bianco al nero istantaneamente, come una foto quando la sviluppi», ricorda lo scultore Elio Armano, che allora stava sul palco in qualità di «sindaco rosso» – una mosca bianca – di un comune vicino. A tre quarti del discorso Berlinguer aveva cominciato a sentirsi male. Soffriva, faticava, le parole si inceppavano. (continua…)
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Da Epolis di oggi
Per la prima volta da più di un quindicennio – vale a dire dalla storica “discesa in campo” – la gioiosa macchina da guerra berlusconiana appare vicina a un collasso dalle imprevedibili conseguenze. Neppure in un altro momento critico, quando la Lega abbandonò Berlusconi, nel 95, la situazione era paragonabile ad ora. Alla luce degli eventi di questo lungo periodo della storia repubblicana, infatti, quello appare come un passaggio nella costruzione di un micidiale sistema di alleanze, in primis con la Lega Nord, incentrato su un partito personale senza contestazioni. Che il rafforzamento elettorale della Lega, oltre ogni precedente, segnalasse nell’ultimo biennio un’anomalia destinata a pesare, lo avevamo previsto in molti. Ma oggi, in un tempo solo, vengono al pettine tre nodi. Il primo è la questione economico-sociale, perché, pur avendo retto nella prima fase della recente crisi mondiale, oggi l’Italia appare col fiato molto corto e , comunque vada la manovra con le sue correzioni, colpita da un intervento tanto massiccio quanto incapace di promuovere crescita e sviluppo. La coalizione sociale che in modo maggioritario aveva votato Berlusconi due anni fa si sta scomponendo, e il rischio di un’implosione senza controllo è forte. Lo scontro tra le Regioni e il Governo, malgrado i pompieri Zaia e Cota, rivela questo, basti pensare alla Lombardia di Formigoni. Il secondo nodo è la questione morale, che da anni scuote il Paese e accentua lo scollamento tra la rappresentanza politica e l’opinione pubblica: ma negli ultimi sei mesi le inchieste hanno rivelato uno spaccato al di là di ogni immaginazione, che devasta la vita interna del PdL e della maggioranza. La legittima aspettativa di un passo indietro da parte di Verdini è diventata, nelle ultime ore, l’ultima occasione di uno scontro nel centro-destra sulla legalità. Finisce così il teorema di un quindicennio (toghe rosse, e coalizione berlusconiana compatta contro di loro). L’ultimo nodo è la questione politica. La legittima tentazione, suggerita da Letta e dai suoi potenti amici della finanza, di imbarcare l’Udc, si sta rivelando un acceleratore di crisi. La durissima reazione della Lega inchioda Berlusconi allo stato di cose esistente. Ha ragione quindi il Presidente del Senato quando dice che solo un patto strategico tra Berlusconi e Fini potrebbe cambiare le cose e, aggiungo, salvare la maggioranza. Ma un’eventualità di questo genere appare remota. (continua…)
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Brancher, con un atto di responsabilità, ha levato la prima spina conficcata nel governo Berlusconi. Che la sua nomina fosse stata un clamoroso ed incomprensibile autogol, lo avevamo scritto su queste colonne. Meglio una marcia indietro, a costo di coprirsi di ridicolo, che insistere con una mina ad altissimo valore esplosivo. Ma in questa torrida settimana di luglio, di spine ne rimangono almeno altre tre, nella maggioranza; e se non venissero rapidamente estratte finirebbero col far cadere il Governo: la manovra, con un braccio di ferro con le Regioni che ha aperto una contrapposizione tra il premier e Tremonti; le intercettazioni, dove il fare presto (per dare una lezione a Fini) contrasta in modo incomponibile col fare bene (via obbligata affinché il Quirinale superi le sue fondatissime obiezioni di costituzionalità); la vita interna del PdL, tra una voglia di liberarsi del dissenso finiano (con una complicata operazione neo-stalinista) e l’idea di una federazione-Pdl, anticamera della fine del partito unico di centro-destra. (continua…)
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Da Epolis di oggi
Per la prima volta nella sua storia, la Lega Nord – o almeno un suo assai importante esponente, Roberto Calderoli – sembra essere scivolata in un pantano di potere, assai lontano dall’immagine dura e pura così gradita a militanti e elettori di questo partito in tanto impetuosa crescita. La vicenda Brancher -vera e propria buccia di banana della maggioranza – può diventare un affaire dai contorni torbidi e poco chiari. Ricapitoliamo. All’improvviso Aldo Brancher – uomo forte del gruppo economico di Berlusconi, plurindagato e vero ufficiale di collegamento tra il premier e la Lega (considerato dai leghisti come e più di un proprio esponente)-diventa ministro: l’unico in quota Pdl-Lega. Ma non ministro dello sviluppo economico – dopo le dimissioni di Scaiola-, né dell’Agricoltura – per allontanare l’odiato Galan: ministro del federalismo, in un governo che ha già un ministro delle Riforme (Bossi) e un Ministro degli Affari Regionali (Fitto), oltreché un Ministro per la Semplificazione Normativa (Calderoli). Il giovane Fitto, colpito a sorpresa, abbozza e Il ministro daccetta. Il saggio Bossi, sorpreso, specifica che di federalismo Brancher non si occuperà. La versione più veritiera sembra fornirla l’amico e sodale di Brancher, Roberto Calderoli, con ogni probabilità coautore di questo grande pasticcio. Brancher sarà ministro del federalismo senza poterlo dire. Forse Famiglia Cristiana ha coniato la definizione (continua…)
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Da Epolis di oggi
In attesa di concreti segnali di vita e di combattività delle opposizioni (che oggi, col Pd che manifesta al Palalottomatica speriamo arrivino), la maggioranza di governo – sparigliata mesi addietro dall’iniziativa di Fini e dalle contromosse del premier- si ingarbuglia sempre di più. La tempesta delle inchieste in corso, a partire da quella Anemone, è tutt’altro che terminata. Ma l’accelerazione che Berlusconi ha impresso al ddl sulle intercettazioni – un testo che ha saldato un vasto fronte di contrarietà, e che internazionalmente danneggia l’immagine dell’Italia- , con l’obiettivo non nascosto di mettere Fini con le spalle al muro, si sta rivelando un boomerang. Da un lato perché quel testo, come abbiamo già avuto modo di sottolineare su queste pagine, scontenta quasi tutti: poliziotti, magistrati, editori, giornalisti, popolo web, e soprattutto un’opinione pubblica , anche a destra, indignata e offesa dopo il caso Scajola e la vicenda Bertolaso. E dall’altro perché i problemi urgenti del Paese sono altri – a partire dal destino di Pomigliano, dallka messa in forse del carattere universalistico delle leggi sul lavoro, dalle crisi industriali, dalla precarietà, dall’emergenza ambientale –: e anche il centro-destra non si può permettere il lusso di dare l’impressione che si occupa di altro, e cioè principalmente dei destini di alcuni esponenti politici. La nomina di Brancher a Ministro appare, in questo quadro, un segno di debolezza. (continua…)
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“Ora l’iniziativa spetta ad Obama. Non tanto per fermare la falla – prima o poi ci si riuscirà-: ma per parlare alla sua gente, e al mondo di questo 11 settembre dell’ambiente, che richiede una risposta durissima e senza precedenti”. Lo scrivevamo su queste pagine lo scorso 31 maggio. Ora è il Presidente americano a proporre, come avevamo previsto, questa visione: «così come la nostra visione della politica estera si è rivelata vulnerabile ed è cambiata profondamente dopo l’11 settembre, penso che questo disastro cambierà il modo in cui penseremo all’ambiente e all’energia per molti anni a venire», ha detto Obama. Si sono scatenate polemiche, e il vice capo dei pompieri di New York, che ha perso un figlio nell’attentato alle Torri Gemelle, si è sentito offeso. Tuttavia non ci pare che il Presidente USA abbia dimostrato sottovalutazione del terrorismo: quello è stato un attacco deliberato, questo incidente non è stato voluto. Ma non si può non considerare un crimine contro l’umanità – pur di natura e di entità diversa rispetto a quello di chi mette una bomba o compie un massacro di civili – il comportamento di quelle compagnie private (petrolifere, ma non solo) che in nome del proprio profitto illimitato non hanno avuto senso della misura: hanno travolto ogni regola, infranto ogni legge (o con i propri potenti lobbisti fatto modificare leggi e cancellare vincoli che la politica aveva messo), e soprattutto non hanno pensato alle conseguenze delle proprie azioni. A come, per esempio, gestire un’emergenza (continua…)
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Da Epolis di oggi
In una giornata no del premier in versione kamikaze– dalla minaccia di non firmare il contratto di servizio con la RAI all’affermazione secondo cui in Italia la sovranità si fonda sui pubblici ministeri e non sul popolo, dall’annuncio che fino a quando ci saranno delle inchieste la protezione civile non compierà più il suo dovere istituzionale all’Aquila all’attacco quasi comico contro la tassa di soggiorno imposta dal suo Governo ma di cui sarebbe responsabile la sinistra – e in una confusa giornata per la sua maggioranza – assente e quindi battuta in aula alla Camera su un decreto, e con un nuovo voltafaccia sull’abolizione di alcune province – prende forma un mostro giuridico come la nuova norma sulle intercettazioni. Berlusconi serra le fila, con l’obiettivo di costringere, con probabilità di successo, Fini alla resa, su un testo che – al di là delle sacrosante obiezioni costituzionali e di diritto dei giuristi di quasi tutte le tendenze – ha compiuto il capolavoro politico di coagulare contro le nuove previsioni normative i poliziotti e il popolo viola, i giornalisti e i magistrati, i blogger e il popolo web e gli editori grandi e piccoli, di sinistra o di destra, Feltri e Santoro. Raramente, nella politica di questa confusa e caotica seconda Repubblica, avevamo assistito a tanti errori di conduzione, infortuni tattici, superificialità giuridiche e clamorosi sbagli, da matita blu. Un esempio clamoroso è il famigerato emendamento 1707, che riguarda reati sessuali contro i minori di lieve entità, per i quali non è previsto l’obbligo di arresto. E così i pedofili ringraziavano, prima della soppressione ieri sera dell’intera
Avevamo auspicato che Berlusconi uscisse dall’impasse in cui si era cacciato, ascoltando le critiche, o tornando al discutibile ma rigoroso testo che aveva esaminato la Camera. Ma la sua vena populista e barricadera ha preso il sopravvento, con lo sconforto di quei tanti moderati che hanno guardato a lui. Ed ora si chiede al Parlamento di essere il luogo della ratifica passiva di una rabberciata intesa nel PdL e nella maggioranza. Non sappiamo se quest’intesa reggerà alla prova della pressione esterna, e dei malumori interni. All’opposizione non basterà urlare la propria contrarietà, ma servirà provare a tessere un’iniziativa larga e unitaria – senza insulsi protagonismi personali o di parte – che riaffermi i principi elementari dello stato di diritto, della divisione tra i poteri, della libertà di informazione. Se invece diventerà legge un testo come quello di queste ore, quella sarà una giornata nera per la nostra democrazia.
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Da Epolis di oggi
“Essere veramente amici di Israele significa avere il coraggio di dire: queste cose non si fanno, stai perdendo la testa”. Non si possono non sottoscrivere le parole del Patriarca Latino di Gerusalemme Fuad Twal rivolte alla comunità internazionale. E’ stato, con tutta evidenza, varcato un limite ultimo in questa spirale estremistica che da anni ha avvolto il Medio Oriente. L’assalto militare alla Freedom Flotilla – preparato in modo superficiale, e gestito in forma catastrofica, come si dice sui giornali israeliani- è diventato per Israele un boomerang senza precedenti. Un’inchiesta indipendente deve chiarire la dinamica di quanto è successo, anche se appaiono evidenti le bugie delle prime ricostruzioni ufficiali israeliane. Al fondo la logica del blocco navale di Gaza, che impedisce rifornimenti per questa metropoli passata, qualche anno fa, sotto il controllo totale di Hamas, e l’ostinazione contro la popolazione civile palestinese sono la premessa di questo episodio. Estremisti e terroristi di ogni parte sicuramente si rallegrano, e pensano che per loro c’è nuovo sangue innocente da versare, ci sono nuove azioni stragiste eclatanti da progettare. (continua…)
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