Da Epolis di oggi
Il no del Tar Lazio alla lista PdL è un atto che conferma quanto, in una democrazia, la separazione fra i poteri sia essenziale. Non sappiamo come si concluderà il gran pasticcio delle liste, dopo la ripresentazione della lista prevista dal decreto salva-PdL. A rigor di logica il no del Tar Lazio dovrebbe essere dirimente. Ma a uscire indebolita da quel decreto rischia di essere la democrazia con le sue regole. Al fondo c’è il rifiuto ad ammettere le proprie responsabilità da parte dei responsabili di questa parte politica, a chiedere scusa ai propri elettori e agli avversari e a studiare le forme migliori affinché una parte consistente dei cittadini non venga privata del diritto di voto. Malgrado le interviste, le dichiarazioni e addirittura i filmati che hanno dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che gli errori del PdL a Roma e a Milano sono scaturiti dalla volontà di cambiare all’ultimo momento le liste, Berlusconi ha trascinato la sua parte politica – usando a fini di fazione i poteri del Governo – in uno scontro istituzionale (che poteva essere senza ritorno se il Quirinale non avesse esercitato una funzione di moderazione) e in uno scontro politico senza precedenti nella storia repubblicana. Se alla fine si voterà senza PdL a Roma, la colpa sarà di questa gestione sconsiderata e spregiudicata. In ogni caso sono state pesantemente toccate le regole del gioco fondamentali – con l’ipocrisia di una norma interpretativa – contro le opposizioni e le aspettative di tutti quelli che le regole le rispettano. I giovani che ai concorsi non passano perché hanno sbagliato una carta, le imprese che gli appalti non le vincono per un ritardo di qualche minuto. Si può ribattere: in un Paese in cui tanti concorsi e tanti appalti sono truccati, si tratta di dettagli. Non è così, tanto più se si parla, in una nazione che ha conosciuto l’onta del ventennio fascista e della violazione dei diritti fondamentali della persona. Quando si manomettono queste norme da parte di un governo che già vuole stravolgere l’assetto costituzionale dei poteri – e cambiare per via legislativa il corso della giustizia, come col processo breve – c’è da essere preoccupati. Leggi il resto di questo articolo »
2 Commenti » |
Da Epolis di oggi
“Dilettanti allo sbaraglio”. E’ difficile non dare ragione a Umberto Bossi, quale che siano le proprie convinzioni politiche e ideali, a proposito dei grandi pasticci sulle liste alle regionali combinati in casa PdL. Solo un ingenuo può credere al panino preso intempestivamente dal buon Milioni, e solo uno stupido può credere alla versione per i propri militanti sconcertati secondo cui qualche esponente radicale ha impedito manu militari la presentazione della lista PdL. I tre fatti di queste ore (il caso del Lazio, dovuto allo scontro in extremis sulla composizione della lista PdL; quello della Lombardia, nato dalla querelle sulla candidatura della soubrette-igienista dentale del premier; e infine quello della Campania, dove il candidato governatore dichiara che slealmente nottetempo è stato aggiunto alle liste il nome di un condannato per associazione mafiosa) raccontano, per usare un termine à la page , della situazione gelatinosa del PdL. Sullo sfondo, non si può nasconderlo, c’è lo sfarinamento dei partiti, tutti: ben diversi da quelli della Prima Repubblica che, com’è stato ricordato da un esponente del vecchio PSI, prevedevano senza eccezione che i responsabili politici dei partiti presentassero personalmente liste e simboli. Oggi davanti agli uffici elettorali si tengono confusi assembramenti di aspiranti o di mancati candidati. Ma ciò che mina il PdL è il disprezzo per le regole. E’ qualcosa che segna la vita interna di questo nuovo partito, in cui – specie dopo le inchieste sulla protezione civile e sul riciclaggio- ricompaiono in lotta fra di loro le fazioni di An e quelle di Forza Italia. Non sappiamo come il pasticcio delle liste andrà a finire. In democrazia sarebbe auspicabile che tutte le posizioni fossero presenti: ma la democrazia è un procedimento che ha norme precise che lo regolano. Solo i giudici possono dirimere le questioni, e non si può pensare che in nome del consenso si possano violare o calpestare le leggi, né che si possano immaginare leggine o decreti per sanare eventuali irregolarità accertate. Leggi il resto di questo articolo »
Commenta post » |
Dal primo numero di Paese Sera – L’inchiesta, settimanale free press, dove tengo la rubrica delle lettere
“Madame nostalgie”, cantava Serge Reggiani. Madame nostalgie, viene da cantare ritrovando Paese Sera, anima di Roma rossa e popolare. Mario Papetti, uno dei giornalisti dell’antica testata, ce lo ricorda, coi suoi auguri. E così l’operaio e sindacalista della Fatme, Maurizio Elissandrini, che ricorda a Papetti e a tutti noi le battaglie operaie fatte sulla via Anagnina, come sulle altre consolari. Giuseppina e Lory raccontano come da bambine hanno imparato a leggere su Paese Sera. Con queste tre lettere, altre centinaia, visibili sull’edizione on-line, narrano una storia, un’amarezza per il presente, una speranza per domani. E’ un’operazione vintage, e non occorre vergognarsene. La sinistra, con troppa leggerezza, ha mandato al macero simboli e miti del proprio passato, senza interrogarsi sullo sradicamento e sulla crisi di senso che il nuovismo senza radici producevano nella società. Leggi il resto di questo articolo »
1 Commento » |
Da Epolis di oggi
L’uso politico strumentale del fattore sicurezza tocca a Milano, in queste ore, le vette dell’indecenza. I partiti che da quasi vent’anni sono responsabili di tutto nella città e nella Regione, gli stessi che dal 94 ad oggi hanno governato per nove anni abbondanti con lo stesso premier e che hanno scritto e voluto la legge sull’immigrazione (la cosiddetta Bossi-Fini) in vigore dal 2003, anziché assumersi le proprie responsabilità organizzano una fiaccolata di protesta in via Padova, dove gli agenti di polizia, sottopagati e senza straordinari, già faticano a tenere gli animi tranquilli. Una parte di questi irresponsabili, al grido “tolleranza zero”, annuncia: li prenderemo casa per casa, porta per porta! Le proposte di rallestramento dei moderni feldmarescialli leghisti (gli stessi della scomunica contro il cardinale Tettamanzi) sono state stoppate dal leghista Ministro dell’Interno e dallo stesso Bossi. Leggi il resto di questo articolo »
1 Commento » |
Da Epolis di oggi
Il terremoto morale che scuote dalla fondamenta la Protezione Civile e il suo simbolo, Guido Bertolaso, va affrontato con la stessa determinazione che si dimostra di fronte alle catastrofi naturali. Rischia infatti, dall’inchiesta di Firenze e dalla pubblicazione di intercettazioni sconcertanti sui vertici del settore, di essere infangata l’opera straordinaria e meritoria che uomini e donne della Protezione Civile hanno prestato e prestano, a cominciare dal terremoto dell’Aquila. Per questo – al di là di rilievi penali e di responsabilità di fronte alla giustizia- la scelta di Bertolaso di rassegnare le dimissioni era giusta e doverosa: per potersi meglio difendere nell’indagine in corso e dalle eventuali accuse che possono essere formulate, e anche perché i propri comportamenti privati (così come vengono raccontati nelle intercettazioni) non gettino discredito, se non debitamente confutati, su un’istituzione di cui gli italiani hanno fiducia. “Questa vicenda è un cazzotto allo stomaco” (Pezzopane, Presidente della Provincia dell’Aquila, centrosinistra); “sciacalli, fanno schifo” (Cialente, Sindaco dell’Aquila, centrosinistra); “si debbono usare le deroghe previste per l’emergenza?” (Chiodi, Presidente della Regione, centrodestra). Leggi il resto di questo articolo »
Commenta post » |
Da Epolis di oggi
“Il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità”. Lo ha scritto papa Benedetto XVI° nell’enciclica Caritas in veritate, i cui concetti ha ribadito domenica all’Angelus, davanti agli operai di Portovesme. Chissà Sergio Marra, operaio di 36 anni, suicida perché prostrato dopo aver perso il lavoro a Zingonia, in una piccola fabbrica chimica, se aveva letto di quest’enciclica. Certo è che il capitale la sua persona, la sua integrità non l’hanno rispettata. Il lavoro ridotto a merce, precarizzato all’estremo, prima vittima delle multinazionali (così per Termini Imerese, dove Marchionne paga il prezzo del suo shopping internazionale, così per l’Alcoa di Portovesme, dove gli americani chiudono dalla mattina alla sera), non più un valore – quello di cui parla l’art.1 della Costituzione –, oggi è frullato. Poche chiacchiere: solo la fine del credo liberista degli anni 90, che ha travolto tutte le culture politiche, potrà fermare questo massacro. Occorre un nuovo credo lavorista, o laburista: una vera e propria rivoluzione copernicana delle politiche economiche e sociali. Su queste colonne sosteniamo da tempo questa tesi, anche quando eravamo più soli. La compagnia oggi si è arricchita: il cardinale Tettamanzi (Milano), il cardinale Poletto (Torino), il cardinale Scola (Venezia), il cardinale Romeo (Palermo). La Chiesa – lo testimoniano anche gli operai a San Pietro – sembra uno dei pochi baluardi morali e sociali a difesa del lavoro. E così la CGIL, colpevolmente isolata dalle altre confederazioni sindacali.
E tuttavia all’appello mancano ancora i soggetti che più possono compiere la rottura col passato. Il primo sono gli imprenditori, o meglio la Confindustria, attardata a chiedere vecchie politiche liberali anziché un’azione volta a aumentare i sostegni pubblici alle aziende che danno lavoro stabile, duraturo, garantito. Il secondo è il Governo, che agisce come se fosse l’opposizione denunciando demagogicamente questa o quella impresa salvo poi non prendere iniziative forti e chiare: per trovare un investitore, anche internazionale a Termini, per sostenere costi quel che costi Portovesme, e per intraprendere un programma deciso di sostegno all’occupazione e di lotta alla precarietà – anticamera della disoccupazione – , decantata dal ministro del Lavoro come regno delle opportunità. E infine le opposizioni, a partire dal Pd. Anche dai carri del Carnevale, leggiamo oggi, è scomparsa la sinistra. Un’estinzione lunga e inesorabile. Più coraggio e più radicalità: questo ci si aspetta da Bersani. E’ l’ora della rinascita di una grande forza politica che tuteli e rappresenti il lavoro, e l’aspirazione a un lavoro vero e a un reddito sicuro.
1 Commento » |
Da Epolis di oggi
Nella confusione sovrana che regna nei gruppi dirigenti delle forze di opposizione – confermando la diagnosi più pessimista sulla malattia del sistema politico -, un po’ d’ordine lo mettono gli elettori e i simpatizzanti. E così, come avevamo auspicato qualche settimana fa su queste colonne, indicando la strada delle primarie, la domenica 24 gennaio per la Puglia e per Venezia ha sbloccato un conflitto ormai distruttivo e lacerante. Anzi: ex malo bonum, visto che l’altissima partecipazione in quest’occasione fornisce energie, forza, speranze dopo settimane deprimenti. Certo: un disegno politico – quello di un nuovo centro-sinistra allargato – rischia di essere compromesso. Casini ha già annunciato il sostegno in Puglia alla dissidente Pdl Poli Bortone. Ma Vendola, non solo D’Alema e Bersani, non sostiene la tesi di un frontismo duro e puro: ha del resto operato una rottura dolorosa col suo ex-partito proprio su questo punto. La differenza, semmai, è sul come si allarga, e soprattutto su chi deve allargare. Oggi per vincere in Puglia, la distensione tra Vendola e D’Alema è indispensabile. Anche a Venezia, la prevalenza di un uomo prestigioso, come Orsoni, e fuori dagli equilibri partitici, offre al centrosinistra l’unica possibilità per battere Brunetta e il grande apparato di potere e di finanza che intende lanciare un assalto alla grande roccaforte della sinistra nel nordest. Leggi il resto di questo articolo »
1 Commento » |
Da Epolis di oggi
Il ritorno all’attività politica a pieno regime spazza le illusioni natalizie di un nuovo clima nel Paese -animato dal conflitto e dal confronto sulle cose da fare, più che sulle persone o sulle ideologie-, e la speranza di una possibile svolta civile capace di incoraggiare quella grande maggioranza di lavoratori e di famiglie che si danno da fare con onestà e intraprendenza per il futuro. Il Consiglio dei Ministri – nelle ore in cui l’emozione e l’attenzione di tutti va all’immane tragedia di Haiti – ha deciso tre cose: la prima, di non fare un decreto blocca-processi, a fronte delle riserve del Quirinale e del Presidente della Camera, e della netta contrarietà dell’opposizione; la seconda di costruire trentamila posti in carcere in più (quasi il doppio di oggi: sono cinquantamila), anche a fronte delle nuove norme che stabiliscono che un clandestino di per sé è un criminale – la cui coerenza si è vista all’azione nel pogrom di Rosarno- ; la terza, che la diminuzione delle tasse, con due aliquote, sbandierata ai quattro venti da Berlusconi, era un pesce d’aprile fuori stagione. In questa riunione del CdM c’è la fotografia dei rapporti di forza nella maggioranza e della situazione reale della società italiana. Nella maggioranza, la Lega -incassate le candidature a governatore in Veneto e Piemonte- la fa da padrona, dettando legge sulla sicurezza. Nella società italiana, invece, la crisi è ben più grave di quanto non sia Leggi il resto di questo articolo »
Commenti disabilitati |
Da Epolis di oggi
Né pessimismo, né ottimismo, ma realismo: questa
l’interpretazione del discorso di Napolitano sulle riforme
così largamente apprezzato. E questo realismo appare, come
minimo, di buon senso. Non si passa facilmente dal clima
barricadiero, da guerra civile a parole – con gravi
fenomeni di violenza vera che sfuggono ad ogni controllo –
a quell’idilliaca prospettiva di riforme che da più di
quindici anni è diventata, per l’Italia, come l’Araba
Fenice. E questo non tanto per il tempo: la storia ci ha
insegnato che, specie quando ci sono leadership illuminate e
generose (di cui in verità oggi siamo largamente privi),
grandi intese si fanno anche in poche settimane. Ma Leggi il resto di questo articolo »
1 Commento » |
Da Epolis di oggi
Al di là di qualche umanamente comprensibile ottava di troppo, la battuta di Berlusconi (“il mio dolore non sarà stato inutile se sarà servito ad abbassare i toni”) racconta di un’opportunità importante, auspicata da Napolitano, che oggi è di fronte a tutto il sistema politico, maggioranza e opposizione. Da un tempo troppo lungo – l’abbiamo scritto su queste pagine fino alla noia – il clima guelfi/ghibellini, di guerra civile faticosamente e non sempre tenuta a parole avvelena la società italiana. E dall’inizio della vicenda Noemi ed escort (vero e proprio cavallo di battaglia editoriale de La Repubblica), preceduto e seguito dalle campagne ad personam – contro oppositori o esponenti della maggioranza in odore di eresia o contro l’allora direttore di Avvenire– da parte de il Giornale e di Libero (culminate nelle dimissioni di Marrazzo), questo scontro frontale si è spostato sul massacro delle persone e delle loro garanzie individuali. Leggi il resto di questo articolo »
Commenti disabilitati |
|