Dall’Unità di oggi.
Il fallimento dell’egemonia neoliberista ha innescato una gravissima crisi nel mondo. Gli schieramenti progressisti in Europa hanno subìto per lunghi anni una pesante offensiva politica e culturale mentre la sbornia liberista aveva prodotto alcuni guasti anche al loro interno.
Il disfacimento di una visione distorta e sregolata della globalizzazione ci impone di ripensare modelli sociali, sistemi economici e democratici; si è aperta una fase di transizione che si misura sul come riprendere a crescere, con quali modelli di consumi e con quale qualità ambientale, sul come riorganizzare il welfare a fronte dei nuovi processi migratori, degli andamenti demografici e della diversa composizione del mercato del lavoro. Leggi il resto di questo articolo »
Commenta post » |
Da Lettera43 di oggi
La prospettiva del Governo Monti, in queste ore, è cambiata. Se l’Italia ha recuperato credibilità in Europa, e se è uscita da un avvitamento che poteva essere pericoloso, tuttavia gli elementi di scarso coraggio che hanno caratterizzato la manovra -in cui il rapporto tra rigore e equità è due a uno, e quello tra rigore e crescita ancora più alto, malgrado le positive correzioni impresse dalle forze sociali e dal Parlamento, fino alle decisioni importanti per il Mezzogiorno del Ministro Fabrizio Barca- non rafforzano la prospettiva del Governo. Che Silvio Berlusconi tenti un’improbabile rincorsa della Lega, e sia già con un piede fuori dalla maggioranza, era nell’ordine delle cose prevedibile. Da questo punto di vista la rinuncia ad una vera patrimoniale, e i tentennamenti sull’asta delle frequenze, sono stati, per il Governo presieduto da Mario Monti, un regalo al Pdl non ricambiato. Ma a sinistra il prezzo di queste scelte, accompagnato da costi durissimi sulle pensioni, sul costo della vita e sui redditi medio-bassi, ha aperto una sofferenza che non si sa come e dove andrà a finire. Leggi il resto di questo articolo »
Commenti disabilitati |
Da Lettera43 di oggi
La minestra è questa, e il PD deve mangiarla. L’alternativa di saltare dalla finestra non è nelle cose. Per un grande partito popolare che si candida ad aprire una nuova stagione italiana, il suicidio, o la fuga non sono ipotizzabili. Se la può permettere, questa scelta, l’Italia dei Valori, che il Governo Monti l’aveva sostenuto obtorto collo, e che conta di lucrare sulle difficoltà del PD. Se la può, e forse se la deve permettere, la scelta di non mangiare la minestra, Nichi Vendola: facilitato dal non avere rappresentanza parlamentare, e premuto dalla dura opposizione che Paolo Ferrero, nel recente Congresso di Rifondazione Comunista, ha annunciato.
Il Partito Democratico, invece, soffre. Ma tra il sostegno al Governo, e il portare la croce e cantare, c’è una bella differenza. Sarebbe stato necessario, come abbiamo scritto su queste pagine, che prima della manovra -come ha fatto sul versante opposto Silvio Berlusconi-, Pierluigi Bersani avesse piantato delle bandierine insuperabili. La CGIL lo aveva fatto, senza equivoci. Quelle poste dal PD, a causa delle diversità di opinioni, in alcuni casi di natura strategica sulla natura della crisi e sulle vie d’uscita, sono state poche e sostenute con voce troppo flebile. Leggi il resto di questo articolo »
Commenti disabilitati |
Dall’Unità di oggi
Il cuore della transizione che si è aperta con la caduta di Silvio Berlusconi e la formazione del Governo Monti riguarda il destino dell’Europa, come grande progetto comune che, con fatica, ha attraversato il Vecchio Continente dalla fine del nazifascismo ad oggi. La profezia di Altiero Spinelli -che sognava da Ventotene al Parlamento Europeo gli Stati Uniti d’Europa- rischia di essere realizzata, come il negativo di una pellicola, al suo contrario. L’assenza di una struttura democratica e legittimata del Governo Europeo ci sta conducendo a una Germania Europea, dominatrice, attraverso il suo potere finanziario, dell’intero Continente.
Il Partito Democratico e la sinistra italiana, in questo momento, non avevano alternative. Ad una situazione oggettiva, si sono aggiunti gli errori di prospettiva commessi negli anni 90 e nel decennio successivo, quando è stata negata l’autonomia politica e culturale di un campo di forze socialdemocratico e riformista in Italia. Ma ora è da qui che occorre ripartire, guardando in faccia la realtà. Da 530 giorni il Regno del Belgio, fondatore dell’Europa, è senza Governo, polverizzando ogni altro primato nell’era contemporanea. Il direttorio franco-tedesco ha imposto tempi e contenuti di una politica di rientro dal debito alla Grecia, fino a determinare un nuovo Governo di unità nazionale. In Spagna la crisi ha travolto i socialisti, e Mariano Rajoy avrà una maggioranza per realizzare gli indirizzi imposti dall’Europa. In Francia, proprio alla vigilia di una possibile vittoria delle sinistre, si odono rumori di un forte attacco speculativo. E se la sinistra italiana avesse negato la fiducia a Mario Monti per andare alle elezioni, si sarebbe votato con uno spread totalmente fuori controllo, e col concreto rischio di un default nazionale.
Non serve essere dietrologi o complottisti. Succede semplicemente che i poteri che nel trentennio liberista sono diventati così giganteschi, e che hanno originato la crisi attuale del capitalismo, manovrano per imporre il proprio punto di vista, anche se si tratta di calpestare le democrazie. Le notizie di un piano riservato tedesco per commissariare i paesi in crisi riducendo al minimo la loro autonomia decisionale non possono essere lette in modo superficiale.
Anche nelle culture progressiste ha fatto strada quest’idea. Leggo un editoriale di Michele Salvati sul Corriere della Sera in cui, paragonando Mario Monti al dictator Cincinnato, lamenta tuttavia che egli sia ancora costretto a fare i conti col Parlamento. E Stefano Fassina, responsabile economico del PD, è sotto attacco per aver manifestato alcune di queste preoccupazioni. Leggi il resto di questo articolo »
Commenti disabilitati |
Da Lettera43 di oggi
Sembra un secolo fa, quando la nascente nuova destra italiana denunciava scandalizzata l’”egemonia culturale” costruita dalla sinistra, e soprattutto dal PCI, nel nostro Paese. Erano invece poco meno di vent’anni addietro: sì, nel secolo scorso, ma proprio quando questo volgeva al termine. Se è vero che i propagandisti più accesi di quella parte non hanno cambiato musica -ed è capitato anche di recente ascoltare le denunce sul controllo da parte della sinistra della scuola pubblica e, persino, dei mezzi di informazione (!)-, tuttavia basta leggere la lista del politicissimo “governo dei tecnici”, completata nelle ore passate col sapiente dosaggio “tecnico” dei sottosegretari, per avere un’istantanea del crollo di quell’egemonia, se mai vi è stata. Si fa fatica a trovare, nelle ricche biografie degli esponenti di Governo, storie personali legate alla vicenda della sinistra. Che Fabrizio Barca, figlio di Luciano, storico dirigente del PCI, cresciuto come economista tra Università, Banca d’Italia e importanti funzioni ministeriali, venga da quella storia, non cambia la constatazione. E neppure la cambia il fatto che Francesco Profumo, ingegnere con esperienze d’impresa e poi ottimo Rettore del Politecnico torinese, abbia una simpatia democratica -tanto da essere stato indicato l’anno scorso come possibile candidato sindaco di Torino dal Partito Democratico-. In realtà, se si vuole trovare un filo unitario delle biografie di uomini e donne del Governo, la si trova in una cultura moderata, o cattolica o liberale. Nessun “erede” culturale del PCI e del PSI fa parte di questa compagine. Leggi il resto di questo articolo »
Commenti disabilitati |
Da Lettera43 di oggi
La richiesta di dimissioni da parte dell’area “liberal” -meglio sarebbe definirla in italiano, liberale- del Partito Democratico, di Stefano Fassina, responsabile economico del Partito, dà il segno della fase nuova che si è aperta, col sostegno al Governo Monti, nel principale partito di centrosinistra. Fassina infatti rappresenta una tendenza sociale e laburista che una parte del PD, e non solo il senatore Pietro Ichino, considera come il fumo negli occhi. E’ dal momento della fondazione del partito che è presente l’ossessione di liberarsi, oltreché di riferimenti storici e culturali al movimento dei lavoratori e a ciò che ha significato nel ‘900, di ogni posizione autonoma della sinistra italiana. Non voglio caricare il giovane responsabile economico del Partito -scelto democraticamente e passato al vaglio di una recente Conferenza nazionale dei lavoratori a Genova- di un ruolo che non ha. Ma viene al pettine un nodo irrisolto. Leggi il resto di questo articolo »
1 Commento » |
Da Lettera 43 di oggi
Ora che ha preso forma il Governo Monti, tutti devono capire che la stagione che si apre impone straordinari cambiamenti, prima di tutto alle forze politiche. Bisogna riconoscere al nuovo Premier, coadiuvato in modo determinante dal Presidente della Repubblica, di aver già compiuto un piccolo miracolo nella definizione della lista dei Ministri. Non sono fra quelli che pensano che con la presenza di Gianni Letta e di Giuliano Amato il Governo sarebbe stato più forte. Non sicuramente nell’opinione pubblica, alla quale oggi -purtroppo, e non solo per proprie responsabilità- chi fa politica è assai inviso. Ma perché la natura tecnica del Governo era l’unica strada percorribile da un lato per ritessere un filo di fiducia coi cittadini e dall’altro per non far finta che la lotta politica condotta tra centrodestra e centrosinistra negli ultimi diciotto anni sia stata determinata solo da un’esasperazione di toni. Oggi nasce un Governo sostenuto da forze e culture politiche che hanno idee molto differenti sulla società, sulle istituzioni, sul mondo: nasce in un’emergenza economica e sociale che sola può giustificare un passo indietro della rappresentanza democratica -fortemente delegittimata per ragioni diverse, e in primis a causa della legge elettorale cosiddetta Porcellum-. Leggi il resto di questo articolo »
Commenti disabilitati |
Da Saredgna Quotidiano di oggi
Il 12 novembre 2011, comunque la si voglia vedere, rimarrà una data importante della storia dell’Italia Repubblicana. Non finisce solo un Governo, e con esso la premiership più lunga dalla Costituzione ad oggi. Ma, con ogni probabilità, termina la Seconda Repubblica, come fu definita in opposizione alla Prima, la stagione che dopo l’89 e dopo il terremoto di Mani Pulite, vide la scomparsa di tutti i partiti costituzionali. Finisce il bipolarismo tra guelfi anticomunisti e ghibellini paracomunisti, così come è stato rappresentato nell’immaginario collettivo, divenendo senso comune. E finisce con un disastro economico e sociale che neppure la Cassandra più pessimista avrebbe potuto preconizzare.
Ora molti benpensanti rimbrottano coloro che hanno vissuto la serata del 12 come una festa. Intendiamoci: c’è ben poco da festeggiare, rispetto alle condizioni in cui si trova il Paese. E per la mia cultura politica non amo molto quel di più di crudeltà e di volgarità che c’è in alcuni aspetti di queste manifestazioni, anche se rivolte nei confronti del più acerrimo avversario politico. Ma occorre cogliere anche la verità interna -e dovrebbero farlo anche quei benpensanti- che c’è in questi moti del tutto spontanei: un sentimento di sollievo, rispetto all’incubo delle ultime settimane, e alle preoccupazioni, probabilmente esagerate, a proposito di cosa potesse fare “il Caimano” -come ho scritto su queste pagine qualche giorno fa- alla fine del suo ciclo politico. Tutto è stato più lineare, e nella debolezza del Cavaliere e del sistema politico, ha letteralmente giganteggiato la figura del Presidente della Repubblica: non solo arbitro ma, nella contingenza che vedeva a rischio la dignità e l’unità della Patria, attivo regista e pilota della crisi più difficile. Leggi il resto di questo articolo »
Commenti disabilitati |
Da Sardegna Quotidiano di oggi
La scena finale del film, a meno di improbabili sorprese nei titoli di coda, è ben diversa da quella del Caimano di Nanni Moretti. Che Silvio Berlusconi abbia provato in ogni modo, nelle ultime settimane, con un prezzo altissimo per il Paese, a evitare questo “The End” è un dato innegabile. Ma in politica ci sono cose ineluttabili, e oramai era scritta la conclusione della lunga stagione di Berlusconi. L’Italia, del resto -non solo per responsabilità proprie- è entrata in una tempesta senza precedenti, in cui si pagano tutti gli errori di una costruzione europea fatta di moneta ma non di democrazia.
I pasdaran più accaniti di Silvio speravano in una resistenza ad oltranza, ed ora si attestano sulla linea del voto immediato. Ma, così facendo, accentuano le divisioni nel Popolo della libertà e nella base parlamentare della maggioranza che, per motivi non del tutto nobili, le elezioni ora non le vuole: perché si va ad una sconfitta e soprattutto perché in molti hanno la certezza della non rielezione. Leggi il resto di questo articolo »
1 Commento » |
Da Lettera43 di oggi
Il Partito Democratico, nella sua giovane vita, si trova di fronte alla prova più difficile. La caduta di Silvio Berlusconi, oramai certa -né sono a questo punto immaginabili sorprese in altra direzione-, fa venire meno il collante che ha tenuto insieme il Partito e i rapporti con le altre opposizioni. Se la fine di questo Governo, avvenuta in modo tortuoso e tumultuoso, segna un punto a favore dell’iniziativa del Pd e delle opposizioni, ora cominciano i problemi seri.
Mario Monti formerà un Governo, sotto tutela delle istituzioni europee e sotto la spada della speculazione dei mercati, di cui non si conosce, al momento, né la base parlamentare né la forza politico-programmatica. Se va dato atto al Pd di non aver esitato, così come hanno fatto Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini, a dare la propria disponibilità in modo assai generoso, due punti andranno chiariti nelle prossime ore. Il primo riguarda la posizione di Antonio Di Pietro, che nella sua apparizione televisiva nel salotto di Bruno Vespa, è stato addirittura sprezzante verso il principale alleato. Un no di Di Pietro trascinerebbe con sé, con tutta probabilità -malgrado le caute aperture manifestate nelle ore trascorse- anche Nichi Vendola, il quale privo di una forza parlamentare, difficilmente potrebbe dall’esterno sostenere il tentativo di Monti. E il fossato che si scaverebbe tra le forze del patto di Vasto -Pd, Sel e Idv- sarebbe difficilmente ricomponibile in una futura alleanza elettorale. Per il Partito Democratico questo sarebbe un serio problema, e le componenti che più guardano al socialismo europeo e al sindacato si troverebbero in una posizione del tutto minoritaria rispetto alle componenti moderate della futura maggioranza. Leggi il resto di questo articolo »
Commenti disabilitati |
|